SPAZIO, TEMPO, ESP E UNIVERSI PARALLELI

Aldilà delle grandi intuizioni anticipatrici della letteratura di "science fiction", l'idea di universi paralleli nella fisica fu estrapolata dalla meccanica quantistica diversi anni fa, ma non è ancora stata dimostrata, almeno a livello macroscopico.Infatti alcuni anni fa è stato prodotto il cosiddetto "gatto di Schrodinger", ossia "uno stato sovrapposto di due realtà", uno in cui un gatto è vivo e contemporaneamente un altro in cui lo stesso gatto è morto.In verità si potrebbe dire che si trattava, più che altro, di un "gattino" di Schrodinger, in quanto nell'esperimento si trattava di un atomo di rubidio, ergo ciò si applicava solo a livello microscopico.Comunque sia, questa scoperta è stata un importante tassello per lo studio degli universi paralleli. Infatti si è riusciti a rilevare per la prima volta lo sdoppiamento di un singolo atomo ad una distanza rilevante fra i due "doppi" risultanti. Ciò è stato possibile a temperature vicino alla zero assoluto, poiché solo rallentando lo sdoppiamento esso poteva essere osservato prima che l'atomo di rubidio diventasse uno solo, sopprimendo in tal modo dal nostro universo l'altra realtà inizialmente scaturita per lasciarne in esistenza una sola.Ma che dire di un sistema non quantistico?Purtroppo è ancora impossibile per la nostra scienza osservare lo sdoppiamento di un oggetto macroscopico perché ciò avverrebbe così velocemente da non poter neanche essere rilevato in alcun modo. Infatti il "doppione" di un essere umano andrebbe a trovarsi in un altro universo parallelo situato ad una distanza incalcolabile dal nostro universo.Comunque alcuni scienziati pensano che tutti gli universi paralleli siano in effetti collegati fra loro da particelle ancora non osservate ma nondimeno teorizzate e denominate "tachioni" (dal greco "tachis" che significa "veloce" e "ioni", ovvero particelle), ossia corpuscoli che viaggiano più veloci della luce nel vuoto, possiedono energia negativa e vanno "indietro nel tempo".Alcuni ipotizzano che i "neutrini" potrebbero essere tachioni, ma ciò è ancora da dimostrare.Comunque un metodo per verificare se anche a livello macroscopico vi siano universi paralleli potrebbe esistere, ma quale mai sarebbe?Be', forse noi potremmo osservare questi universi paralleli "durante ed attraverso i sogni".Un precursore di tale idea è stato, nella prima metà del Novecento, l'inglese Dunne, autore del classico "An Experiment with Time". In effetti essa potrebbe spiegarci, al di là della cosiddetta ESP ("Extra-Sensory Perception", la "Percezione Extra-Sensoriale") e del cosiddetto "Paranormale" oggetto degli studi della parapsicologia, i tanti sogni che si avverano nei minimi particolari, perché in un universo parallelo il tempo potrebbe scorrere alla rovescia e quindi ciò che nel nostro universo è il futuro nell'altro universo sarebbe il passato, facendo quindi parte dei nostri ricordi.Un'altra caratteristica atta a confermare tale ipotesi sarebbe costituita da "déjà vu" e cioè il "già visto", in quanto alcuni luoghi sarebbero già stati visitati durante i sogni in altri universi.Anche la sensazione di cadere nel vuoto, oppure l'impressione di uscire da corpo (la cosiddetta OOBE o Out Of Body Experience, l'esperienza extra-corporea), potrebbe in realtà essere dovuta a viaggi in altri universi. Ciò potrebbe collegarsi altresì all'esistenza dell'"anima", un po' come il film "Ghost", perché i neutrini possiedono la proprietà di attraversare la materia come se nulla fosse, persino se si trattasse di una parete di piombo spessa 100 anni-luce, ed è per questo che sono ufficialmente chiamate "particelle fantasma".Chi scrive, ad esempio, è sicurissimo di aver sognato sua moglie prima di conoscerla, e sicuramente fenomeni del genere saranno accaduti pure ad alcuni lettori, anche se certi scettici alla Piero Angela e di obbedienza Cicap non saranno naturalmente d'accordo.Ad ogni modo il concetto logico che ne scaturisce è che se lo sdoppiamento avviene a livello quantistico esso dovrebbe verificarsi anche a livello macroscopico, in quanto ciò che ci circonda è pur sempre fatto di ioni.In quest'ottica potrebbero allora esistere universi paralleli "ucronici" (dal greco "non-tempo") in cui, per esempio, Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, ovvero in cui i Giapponesi hanno sganciato bombe su Washington e New York.Vi potrebbero così pure essere universi in cui non esiste la luce oppure in cui non esiste materia ma solo energia.Potrebbero perfino esistere universi formati esclusivamente da un buco nero (anche se magari in realtà anche noi potremmo vivere in un buco nero) ovvero da neutrini.In universi di questo tipo si potrebbe essere immortali, poiché come abbiamo già detto i neutrini sono per così dire "eterei" e quindi indistruttibili.Una cosa che si potrebbe verificare è che i neutrini viaggino più velocemente della luce nel vuoto. Ciò si potrebbe costatare nel corso dell'esperimento in programma fra alcuni anni nel Gran Sasso, in cui si produrranno a Givevra dei neutrini mediante l'acceleratore di particelle. Il tempo che impiegheranno ad attraversare la distanza Ginevra-Gran Sasso sarà cruciale per stabilire la loro velocità. Se infatti si osservassero i neutrini prima della loro produzione a Ginevra si avrebbe allora la prova inequivocabile che i neutrini sono davvero tachioni e quindi che viaggiano tra universi paralleli.

di: Sandro Ferretti è Assistente di Fisica Teorica all'Università La Sapienza di Roma

1 commento:

Fausto Intilla (fisico teorico) ha detto...

L'ipotesi di Everett (o "interpretazione a molti mondi"),impone numerose restrizioni al procedimento di quantizzazione.Tale ipotesi,suggerisce anche di imporre particolari restrizioni alle condizioni inerenti alla funzione d'onda dell'Universo;restrizioni che non appaiono naturali nelle altre interpretazioni.Secondo queste ultime,l'Universo odierno è costituito da un unico "ramo" generato nel lontano passato dalle forze a cui è dovuta la riduzione della funzione d'onda.Di conseguenza,nelle interpretazioni diverse dall'ipotesi di Everett,gli effetti quantistici della gravità consistono,almeno attualmente,nel generare piccole fluttuazioni attorno a un Universo essenzialmente classico.Questo punto di vista della cosmologia quantistica (sviluppato in profondità da J.V.Narlikar),porta a modelli cosmologici distinti da quelli suggeriti dall'ipotesi di Everett.Un'analisi dettagliata di ciò che un osservatore vedrebbe,mostra che vi sono delle differenze tra i modelli basati sull'ipotesi originale di Everett e quelli di Narlikar,anche se al giorno d'oggi l'evoluzione sarebbe descritta con ottima approssimazione da un Universo di Friedmann classico in entrambi i casi.
I due tipi di modelli differiscono enormemente in prossimità della singolarità iniziale,e ciò può portare a differenze osservabili tra quelli basati sull'ipotesi di Everett e quelli basati sulla riduzione della funzione d'onda.L'esistenza di queste differenze permette di ovviare alla critica principale mossa all'ipotesi di Everett dai suoi oppositori;critica esposta in modo molto conciso da Shimony:"Dal punto di vista di qualunque osservatore - o più esattamente,dal punto di vista di ogni "diramazione" di un osservatore - la diramazione del mondo da lui osservata si evolve in modo stocastico.Poichè tutte le altre diramazioni sono inaccessibili alle sue osservazioni,l'interpretazione di Everett ha esattamente lo stesso contenuto empirico - nel senso più ampio possibile - di una teoria quantistica modificata in cui sistemi isolati di tipo opportuno subiscono occasionalmente "salti quantici" che violano l'equazione di Schrödinger.Pertanto Everett ottiene l'evoluzione continua dello stato quantistico globale al prezzo di una violazione estrema del principio di Occam (...)"
L'ipotesi di Everett però non viola il principio di Occam.
Quando il sistema osservato è piccolo,l'Universo,inteso nel senso corrente di tutto ciò che esiste,non si scinde.Solo l'apparato di misura si scinde.Se decidiamo che è l'Universo a scindersi,esso consiste di tutti gli Universi classici permessi dal dominio,in cui la funzione d'onda dell'Universo non è nulla.Solo in apparenza quindi,questa è una violazione del principio di Occam;poichè uno dei problemi presenti a livello classico consiste nel considerare il fatto evidente che tra tutti i punti dello spazio dei dati iniziali delle equazioni di Einstein,uno solo è stato "realizzato".È un problema comune a tutte le teorie classiche.A livello classico,per risolvere questo problema si devono porre le condizioni iniziali sullo stesso piano delle leggi fisiche.Si devono inoltre introdurre ulteriori leggi fisiche per implicare la riduzione della funzione d'onda.Adottando l'ipotesi di Everett non si deve invece ricorrere a nessuna legge nuova,perchè in questo caso tutti i punti nello spazio dei dati iniziali corrispondono a Universi classici realmente esistenti.In definitiva quindi,la cosmologia fondata sull'ipotesi di Everett,amplia l'orizzonte ontologico per "risparmiare" sulle leggi fisiche.Applicare l'interpretazione di Copenhagen,alla cosmologia quantistica (e dal punto di vista dinamico,il collasso della funzione d'onda da essa postulato),appare quindi addirittura ridicolo.È assai probabile che in un futuro,a mio avviso non troppo lontano,l'ipotesi di Everett (interpretazione a molti mondi) sostituirà sia quella statistica che quella di Copenhagen.

Fausto Intilla
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