I DOGON

I Dogon sono una antica popolazione che vivono su un altopiano della Repubblica del Mali. Il loro passato è ancora un enigma e i loro miti si perdono nella notte dei tempi.
Nel 1931 due antropologi francesi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen si interessarono di questo popolo, vivendo con loro e studiando le loro abitudini per molti anni.
Quello che all'inizio colpì i due studiosi, fu la constatazione che, nonostante i Dogon fossero entrati in contatto con la nostra civiltà solo in tempi abbastanza recenti, essi possedevano incredibili conoscenze di carattere scientifico e astronomico. Tali conoscenze, sembravano essere frutto di un retaggio culturale vecchio di millenni, ma, chi ha trasmesso ai Dogon queste conoscenze?
Nel 1946, uno dei due studiosi, Griaule, fu iniziato dagli anziani della tribù e cominciò ad apprendere conoscenze riservate esclusivamente alla casta sacerdotale. Griaule apprese così molti dettagli interessanti sull'origine delle conoscenze dei Dogon e sui "Nommo", creature anfibie civilizzatrici provenienti da Sirio dalle quali la loro cultura aveva avuto origine.
I Dogon erano al corrente del fatto che Sirio è un sistema multiplo, vale a dire un sistema composto da più stelle, di cui le due principali sono chiamate Sirio A e Sirio B. Dimostrarono poi di sapere che Sirio B ruota intorno a Sirio A con un'orbita ellittica e in un periodo di tempo corrispondente a cinquant'anni. Inoltre, cosa ancora più sconcertante, conoscevano l'esatta posizione di Sirio A all'interno dell'ellisse formato dalla rotazione di Sirio B intorno alla stella principale. Sirio B veniva chiamata dai Dogon "Po Tolo": Tolo significa stella, mentre Po è il nome attribuito a un cereale di piccole dimensioni ma molto pesante. Un nome molto azzeccato per rappresentare Sirio B, che è una nana bianca e dunque possiede una densità molto elevata, della quale i Dogon avevano una precisa conoscenza, in quanto sostenevano che la stella era composta da una sostanza "più pesante di tutto il ferro della Terra".
Le nozioni in possesso dei Dogon relative al sistema di Sirio, non sono determinabili senza una adeguata strumentazione astronomica. Fu l'astronomo americano Alvan Clark, nel 1862, a dedurre per primo l'esistenza di Sirio B, ma fu necessario attendere fino al 1970 prima di avere la conferma dell'esistenza della piccola nana bianca, che in quell'anno fu anche fotografata.
Ma le conoscenze dei Dogon non si limitavano a Sirio A e Sirio B dicevano che una seconda compagna di Sirio accompagnava "Po Tolo" e il suo nome era "Emmeia" o "Sorgo Femmina". Sirio non sarebbe quindi un sistema binario, bensì ternario, con due stelle orbitanti intorno alla principale. Quest'ultima stella è più grande e quattro volte più leggera di "Po Tolo" e viaggia su una traiettoria maggiore nella stessa direzione. E' proprio "Sorgo Femmina" la sede delle anime di tutti gli esseri, viventi e futuri.
Ora, di Sirio C gli astronomi non avevano rilevato tracce sino a poco tempo fa, mentre Sirio b era stata anche fotografata. Ma le notizie, giunte negli ultimi tempi dagli ambienti scientifici, sembravano dare ragione ai Dogon. La terza componente di Sirio esisterebbe davvero e orbiterebbe intorno a Sirio A con un periodo di sei anni. La presenza di Sirio C sarebbe rilevabile attraverso le modificazioni delle orbite dei due corpi principali, in quanto è una nana rossa di magnitudine 15, quindi milioni di volte meno luminosa di Sirio A.
La cosa incredibile è che questo oggetto cosmico non visibile ad occhio nudo, ne rilevabile con le nostre attuali strumentazioni più sofisticate, fu rilevato esclusivamente tramite calcoli matematici solo nel 1997. Eppure un popolo tribale ne era a conoscenza da millenni e lo collocava all'interno di una cosmogonia che solo ora stiamo scoprendo straordinariamente esatta.
Le conoscenze dei Dogon però non si limitano solo a Sirio. I Dogon erano soliti raffigurare il Pianeta Saturno all'interno di un cerchio più grande, dando dimostrazione del fatto che sapevano che il pianeta è circondando da anelli. E in più sapevano che Giove ha intorno a sé "quattro compagne" principali, evidentemente associate alle sue lune principali che la scienza occidentale avrebbe scoperto solo con Galileo.
I Dogon raffiguravano la Terra come una sfera e ne conoscevano il principio di rotazione sul proprio asse, mentre essa ruota assieme ad altre sfere (i pianeti) intorno al Sole. Questo può apparire scontato al giorno d'oggi, ma è del tutto incredibile se si considera che, solo alcuni secoli fa per noi occidentali la Terra era piatta. Inoltre sapevano che la Luna è "morta e disseccata" e che l'Universo "è un'infinità di stelle e di vita intelligente". Affermavano infine che la Via Lattea, la nostra Galassia, ha un movimento a spirale, cui partecipa anche il nostro Sistema Solare. Un concetto, quest'ultimo, che fu divulgato dagli astronomi occidentali solo all'inizio di questo secolo, ma che gli iniziati Dogon si erano tramandati dall'inizio dei tempi, seppur in forma simbolica.

I MISTERIOSI "NOMMO"
Da dove proveniva dunque tutto questo sapere? In realtà sappiamo che molti popoli antichi sono stati in grado di sviluppare profonde conoscenze astronomiche, basate per lo più sull'osservazione diretta degli astri ad occhio nudo. Nel caso dei Dogon, invece, ci troviamo di fronte a un vero e proprio nozionismo scientifico. I Dogon semplicemente sanno ciò che, a rigore di logica, non dovrebbero sapere.
Nel 1976 lo studioso statunitense Robert Temple, nella sua opera "Il Mistero Di Sirio", ipotizzò che questo nozionismo fosse in realtà la reminescenza culturale di un contatto avvenuto anticamente tra gli antenati dei Dogon e una razza extraterrestre sbarcata sulla Terra.
Secondo la tradizione dei Dogon, l'Arca dei Nommo atterrò con un gran fragore, causando una terribile tempesta di polvere. Il Sacerdote Dogon, descrivendo l'atterraggio, riprodusse sulla sabbia il vortice causato dalla discesa dell'oggetto e il turbinio di polvere con colonne che si alzavano fino al cielo, sottolineando anche l'assordante rombo di tuono avvertito ovunque. Mentre l'Arca scendeva era di un colore rosso fuoco, ma quando atterrò divenne di colore bianco. Intanto una stella era apparsa in cielo, ma sparì quando l'Arca se ne andò.
Particolare curioso, i Dogon facevano distinzione tra l'oggetto che atterrò nel deserto e un'altra Arca, simile a una stella, che rimase invece in cielo e che la logica e l'istinto ci portano a paragonare a una specie di astronave, di maggiori dimensioni, rimasta in quota. Inoltre il colore dell'Arca, rosso fuoco mentre scende, bianco quando atterra, si adatta perfettamente a quanto conosciuto sugli UFO e la loro luminosità in movimento. Secondo la tradizione Dogon, gli esseri, una volta discesi dalla loro Arca, avrebbero per prima cosa cercato un luogo in cui vi fosse dell'acqua per potersi immergere.
Quanto affermato da Robert Temple trovò, come era immaginabile, notevole perplessità e ostracismo da parte degli etnologi, nonostante l'ampiezza della documentazione e la precisione nella ricerca. Temple in realtà, si era avvicinato all'argomento con molto scetticismo, dovendo poi ricredersi successivamente, a causa delle precise cognizioni astronomiche di questa popolazione ancora alla stato tribale.
Temple rimase quindi fermo in quella che definì "l'ipotesi definitiva", cioè la provenienza extraterrestre di queste conoscenze.

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